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Un cuore che pulsa

Una bambina, una ragazzina down che diventa atleta nel momento in cui tiene una racchetta in mano o inforca i pattini è fenomeno due volte ma riunciare alla funzione terapeutica sarebbe stato persino più avvilente e nulla e nessuno mi avrebbe distolto dal grande senso di colpa per non aver offerto e conferito, attraverso l'attività sportiva, quell'armonia e quello stile, anche di vita, di cui Maria aveva assoluta necessità. Un bisogno estetico che l'avrebbe contraddistinta per sempre.


Rosa e Maria, foto P.Parenti Badare all'infelicità o alla felicità di Maria avendo dei punti fermi a cui aggrapparmi e tendere, come una fede, come un dogma, che via via si trasforma e quasi si compromette con "il fare" nel coraggio di lottare, di sopravvivere e di far vivere mia figlia il più normalmente possibile, questo io facevo.

La domanda "dove mi porti mamma?" prevedeva un significato ben più ampio di quello in uso comunemente. Le mie "stravaganze" calzavano a pennello su Maria e mai la bambina mi è parsa a disagio oppure infastidita o, peggio ancora, sovraesposta a causa di una intensità agonistica spasmodica e frenetica. Maria non è mai andata in sovraallenamento ma, semmai, è riuscita ad apprendere da tutti gli insegnamenti che ogni maestro le ha saputo impartire. L'equliibrio dal maestro Lucio e ferree regole di comportamento che un'arte marziale impone. La grazia e le buone maniere, il rendersi conto di avere un corpo e di essere materia manipolabile che può "combinarsi" con l'etica e l'estetica.
Il sentirsi oggetto di forze naturali che ci fanno sbandare e andar di lato e i pattini o gli sci o l'acqua ci fanno rilevare che dobbiamo conoscere e padroneggiare la mente e il corpo sapendo gestire le nostre paure.
E la musica ci fa entrare, più di ogni altra cosa, nello spirito e nell'essenza di un mondo che possiamo solo avvertire.

Maria è una quattordicenne graziosa, sveglia, attenta ma è sempre così facile enfatizzare le sue cadute. Una "zuccata" di Maria non è omologabile a quella di una ragazzina "normale." Non lo è per il modo in cui viene derisa, non lo è per la maniera con la quale ridono di lei. E' la differenza della risata che sottolinea la diversità: Maria è scema.
Questo è quello che continua ad infastidirmi della società, perchè dipende anche dalle persone che sono intorno a noi che vogliono diabolicamente vedere "il diverso" dove il diverso non c'è più.
Maria ha solo desiderio "degli altri" per dare e ricevere, per stimolare ed essere stimolata, per imparare, apprendere ed insegnare.
Occhietti mongoli, occhietti a mandorla che vedono e sentono, gambe e braccia e mani, un cuore che pulsa e una mente e uno spirito che punta diritto verso gli obiettivi di tutti: vivere e morire nel migliore dei modi. Per esserci e per lasciare tracce di sé.



Il libretto Maria, mia vita, scritto da Alberto Carli, è edito da:
Edizioni Camilliane
Strada Santa Margherita, 136
10131 Torino
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