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Maria mia vita - il libro

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Ora la risento quella musica: piano piano forte forte. E' una musica assordante il silenzio che ti prende. Non è ansia, non è panico. E' altro ancora. E' quando non senti e non vedi più medici. Non senti più voci ne rumori. I medici non aprono più quella porta, così fanno le infermiere. La voce si è sparsa in ospedale ma anche fuori. Si è creato il vuoto intorno a me.
Il Buon Dio lo sa, che io, da subito, l'avrei voluta cambiare questa realtà. L'avrei cambiata questa realtà.
Io amavo già moltissimo Maria senza averla mai vista neppure una volta. Invece odiavo quel maledetto rumore del silenzio. Ne odiavo il suo contenuto pregno di pregiudizio e di volgare malvagità. E' questa la realtà che avrei voluto cambiare e non Maria. Io già avevo una fede smisurata in Dio e ho sempre creduto nella mia forza. E sapevo, lo sapevo ancora da prima, non so dire da quando ma lo sapevo, che per Maria avrei dato l'anima. Quello che mi sgomentava e, letteralmente, mi terrorizzava era quell'astrazione che si fa contenuto e prende forma negli atteggiamenti degli esseri umani. Quelli abili e normali. Quelli abili e arruolati. Tra conoscenti, amici e parenti credo di averne visto non più di due. Mi vengono a trovare. Vengono a trovare una povera madre disgraziata.
Vado a vedere questa bambina e la trovo bellissima. Era veramente bella Maria.
Sì, io avrei voluto, con il mio pigiamino e la mia vestaglia, far vedere, orgogliosa, Maria, così come fanno tutte le mamme. Ma non avevo nessuno a cui far vedere Maria. Non c'era un gran andirivieni di gente per la bambina mongoloide.

No, non ho sentito nessuna vocina dentro. Ma Dio, dopo tre giorni di pianto, di disperazione mi ha sicuramente aiutato.
E' stato proprio l'atteggiamento ostile e così umano nella sua malvagità che mi ha dato la forza che stentava ad uscire. A venire fuori. Io sono convinta che la mia fede è stata l'arma vincente ed ero certa che con l'aiuto di Dio avrei potuto cambiare qualcosa.

>> segue



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